Il tatuaggio contemporaneo e il riconoscimento delle istituzioni dell’arte

6 Agosto 2026Category : News

Desideriamo ringraziare la testata Occhioche.it per il seguente articolo: link 

La prima occasione in cui il tatuaggio è stato presentato come opera d’arte, avvicinandosi alle eccellenze italiane, è stata la partecipazione di Marco Manzo ad AltaRoma, in un evento ospitato presso il Museo MAXXI.

In questa occasione si è svolto l’evento Tattoo d’Haute Couture, firmato da Marco Manzo, durante il quale hanno sfilato anche abiti di Gattinoni in un tributo al mondo del tatuaggio. Le modelle, tatuate con lo stile ornamentale dell’artista, hanno preso parte a una performance: dopo la sfilata si sono posizionate su cubi espositivi, trasformandosi in vere e proprie opere d’arte viventi.

Questo evento ha portato AltaRoma a dichiarare che il tatuaggio può diventare un nuovo simbolo di eleganza e raffinatezza, ribaltando la percezione sociale che fino ad allora lo aveva escluso dagli ambienti dell’alta moda e dell’eleganza.

Si è così creata una diversa accoglienza a livello sociale: il tatuaggio, prima ritenuto estraneo al mondo dell’eleganza, è stato riconosciuto come elemento estetico capace di dialogare con la moda. I tatuaggi sono stati interpretati come abiti cuciti per sempre sul corpo delle persone, una scelta destinata a durare nel tempo.

L’evento, sponsorizzato da BMW Roma, ha rappresentato anche un’importante occasione per Marco Manzo. In questo contesto gli è stato chiesto di realizzare un pezzo unico da collezione. Come già avveniva con gli artisti contemporanei chiamati da BMW a personalizzare le proprie vetture, anche a Manzo è stato affidato il compito di customizzare la moto celebrativa del novantesimo anniversario della casa tedesca.

Nasce così la BMW NineT Tattoo, pezzo unico da collezione, presentata per la prima volta presso la Galleria Benucci di Via del Babuino, a Roma, durante un evento di AltaRoma nel quale lo stilista Anton Giulio Grande presentava la sua nuova collezione.

La moto di Marco Manzo viene esposta come protagonista accanto a opere appartenenti alla storia dell’arte antica, moderna e contemporanea, dialogando con artisti come Mitsuo Miura, Giacomo Balla e altri.

L’accostamento tra la motocicletta e la portantina della Casa Savoia mette in relazione due mezzi di trasporto lontani nel tempo, accomunati dall’intervento artistico. Questo rappresenta uno dei passaggi che consentono a Manzo, ormai riconosciuto come artista contemporaneo, di superare la definizione di artigiano per essere accolto dalle istituzioni come autore di opere d’arte contemporanea.

Le istituzioni, accogliendo la visione di Manzo secondo cui un artista può operare utilizzando qualsiasi supporto e qualsiasi materiale, hanno favorito la realizzazione della mostra Tattoo Forever.

Questa rappresenta la prima occasione in cui tutte le principali istituzioni competenti celebrano il tatuaggio come forma di arte contemporanea. Tattoo Forever è infatti la prima mostra internazionale dedicata al tatuaggio ospitata all’interno di un museo di arte contemporanea.

Le mostre precedenti avevano costituito soltanto un primo passo. Tattoo Forever segna invece il vero riconoscimento istituzionale del tatuaggio come linguaggio artistico contemporaneo. La mostra è stata curata e diretta artisticamente da Marco Manzo.

Successivamente, in occasione della rassegna TatuArti presso il MACRO di Via Nizza, Marco Manzo presenta il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, il primo manifesto che definisce il tatuaggio come espressione artistica contemporanea.

Per consolidare questo riconoscimento viene organizzata anche una tavola rotonda dedicata al tatuaggio come forma d’arte. Tra i partecipanti figurano Giorgio Di Genova, storico e critico dell’arte contemporanea, autore della Storia dell’arte italiana del Novecento; Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi; e Carla Guidi, giornalista, docente di storia dell’arte e direttrice editoriale, che in quell’occasione presenta anche il suo ultimo libro dedicato al tatuaggio come forma d’arte.

Il giorno successivo alla tavola rotonda si svolge un nuovo evento nel quale Marco Manzo ribadisce il tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea. Al termine dell’incontro, in qualità di curatore della rassegna, consegna per la prima volta all’interno di un museo di arte contemporanea un Attestato di Valore Artistico a diversi tatuatori, riconoscendone ufficialmente il valore espressivo.

L’intera rassegna, insieme al Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, viene successivamente pubblicata nel catalogo ufficiale del MACRO.

Biennale di Architettura di Venezia

Successivamente, alla Biennale di Architettura di Venezia, Marco Manzo porta il tatuaggio come nuovo linguaggio dell’arte contemporanea.

In questa occasione presenta per la prima volta il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale e realizza una serie di performance. Tra queste vi è quella con Maria Carla Boscono, una delle modelle più importanti al mondo, che ha indossato le creazioni dei maggiori stilisti internazionali.

Durante la performance la modella viene “vestita” da un segno primordiale: una linea rossa che parte dal collo e percorre tutta la schiena, trasformandosi in un simbolico segno di tatuaggio.

Il gesto rappresenta l’ingresso del tatuaggio nella cultura contemporanea e ne conferma il riconoscimento come linguaggio artistico, al pari delle arti tradizionalmente considerate maggiori.

Alla Biennale viene inoltre presentata la performance Architettura Vivente, accompagnata dalla lettura del Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, nel quale il tatuaggio ornamentale viene interpretato come una vera e propria “facciata” del corpo.

Nella stessa occasione Marco Manzo presenta per la prima volta anche l’opera Lastre, composta da 66 radiografie del corpo umano, successivamente esposta anche al Complesso del Vittoriano durante la mostra personale dedicata all’artista.

La mostra Marco Manzo

Ospitata nel dicembre 2018 presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, riceve il patrocinio ufficiale della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale.

Dettagli della mostra

  • Enti patrocinanti: Regione Lazio e Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale.
  • Organizzazione: Gruppo Arthemisia.
  • Periodo di apertura: dal 6 al 16 dicembre 2018.
  • Sede: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma.

Questa mostra rappresenta un ulteriore passaggio nel percorso di riconoscimento istituzionale del tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea.

Tattoo Forever e il riconoscimento istituzionale

Tattoo Forever, ospitata al MACRO Testaccio – La Pelanda dal 2 giugno al 24 luglio 2016, è stata la prima grande mostra internazionale dedicata al tatuaggio organizzata all’interno di un museo di arte contemporanea.

L’evento è stato promosso da Roma Capitale, attraverso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzato da C.O.R. – Creare Organizzare Realizzare.

Marco Manzo invita artisti e rappresentanti di discipline differenti, ampliando il confronto tra il tatuaggio e altri linguaggi contemporanei.

Una delle sezioni della mostra, intitolata Tattoo for Peace, dimostra come il tatuaggio possa diventare strumento di comunicazione su temi sociali. Tra i protagonisti è presente anche Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura.

Il messaggio della mostra evidenzia come il tatuaggio non sia più soltanto un’espressione personale o identitaria, ma possa sostenere e comunicare valori collettivi, civili e sociali.

L’esposizione affronta quindi la storia, la cultura e l’evoluzione del tatuaggio, sancendone ormai l’accoglienza come forma di arte contemporanea.

TatuArti al MACRO di Via Nizza

Successivamente Marco Manzo riceve l’incarico di dirigere la rassegna TatuArti presso il MACRO di Via Nizza, Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

In questa occasione presenta ufficialmente il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, il primo manifesto dedicato al tatuaggio come espressione artistica contemporanea.

Per confermare il valore culturale del tatuaggio viene organizzata una tavola rotonda alla quale partecipano:

  • Giorgio Di Genova, storico e critico dell’arte, autore della Storia dell’arte italiana del Novecento;
  • Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi;
  • Carla Guidi, giornalista, docente di Storia dell’Arte e direttrice editoriale, che presenta anche un volume dedicato al tatuaggio come forma d’arte.

Il giorno successivo si svolge un ulteriore incontro nel quale Marco Manzo ribadisce il ruolo del tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea.

Al termine della manifestazione, nella sua veste di curatore, consegna per la prima volta all’interno di un museo di arte contemporanea un Attestato di Valore Artistico ad alcuni tatuatori, riconoscendone ufficialmente il contributo artistico.

L’intera rassegna, insieme al Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, viene successivamente pubblicata nel catalogo ufficiale del MACRO.

La Biennale d’Arte di Venezia

Attraverso il catalogo ufficiale della Biennale, Marco Manzo porta il tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea anche alla Biennale d’Arte di Venezia.

In questa occasione il tatuaggio affronta il tema del femminicidio e dimostra ancora una volta la propria capacità di trattare questioni sociali attraverso il linguaggio artistico.

Il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale viene pubblicato nel catalogo ufficiale del Padiglione del Guatemala, rappresentando uno dei primi riconoscimenti teorici del tatuaggio all’interno di una manifestazione internazionale d’arte contemporanea.

Per la 58ª Biennale di Venezia, Marco Manzo realizza due installazioni monumentali composte da oltre venti statue in marmo bianco di Carrara ricoperte da tatuaggi ornamentali. Le opere sono concepite come una presa di posizione contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

Il 9 maggio, presso il Padiglione del Guatemala a Palazzo Albrizzi Capello, viene presentata una performance pensata per introdurre e contestualizzare le installazioni. Eleganti modelle tatuate con motivi ornamentali, cifra stilistica dell’artista, interagiscono con l’opera El Muro del Silencio.

Sui loro corpi il tatuaggio si alterna a tessuti, pizzi e gioielli che evocano il tentativo di coprire le ferite lasciate dalla violenza, trasformando il corpo in luogo di memoria, denuncia e rinascita.

In questa prospettiva il tatuaggio ornamentale assume il significato di simbolo di resistenza, libertà e ribellione, diventando una narrazione collettiva oltre che autobiografica.

Contestualmente viene presentato anche il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale, con il quale Manzo propone una riflessione sul ruolo della donna nella storia dell’arte e sul corpo come opera artistica.

Nello stesso contesto il Governo del Guatemala conferisce a Marco Manzo un riconoscimento per meriti artistici, attestandone il valore culturale.

Il riconoscimento internazionale

Successivamente il tatuaggio entra a far parte di diverse collezioni di musei d’arte contemporanea e il percorso di legittimazione prosegue anche a livello internazionale.

Nel 2024, presso il Metropolitan Museum of Art di New York, Marco Manzo tiene una Lectio Magistralis nella quale ripercorre le tappe che hanno portato al riconoscimento istituzionale del tatuaggio come linguaggio dell’arte contemporanea.

In questa occasione un collezionista privato dona al museo le 66 prove d’autore dell’installazione Lastre, composta da radiografie del corpo umano, sancendo l’ingresso dell’opera in una prestigiosa collezione internazionale.

Successivamente Manzo partecipa ad Art Basel Miami, dove presenta una monografia dedicata alla propria ricerca artistica e l’intero progetto dell’opera Lastre.

L’ultima tappa di questo percorso di riconoscimento è rappresentata dalla presentazione del Manifesto del Tatuaggio Artistico Contemporaneo presso il Museum of Modern Art (MoMA) di New York, occasione nella quale vengono ripercorse tutte le principali tappe che hanno contribuito alla legittimazione del tatuaggio come linguaggio artistico contemporaneo.

L’intero percorso testimonia il contributo di Marco Manzo al riconoscimento istituzionale del tatuaggio attraverso mostre, manifesti teorici, performance, pubblicazioni e collaborazioni con istituzioni museali.

La legittimazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche

Un ulteriore momento significativo riguarda il riconoscimento proveniente dalle istituzioni ecclesiastiche.

Marco Manzo espone una propria installazione presso la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, in Piazza del Popolo a Roma.

In questa occasione Don Pino Lorizio, afferma pubblicamente che il tatuaggio può essere considerato una forma d’arte.

Questo episodio rappresenta un importante segnale di apertura da parte del mondo ecclesiastico verso un linguaggio tradizionalmente considerato distante dalla cultura religiosa.

Come sottolineato anche da Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi, il dialogo tra due mondi apparentemente lontani dimostra come l’arte sia stata capace di costruire nuovi spazi di confronto e di superare antiche contrapposizioni culturali.

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